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Cibo, Consapevolezza ed Emozioni

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di Paolo Assandri e Elsa Chiesa

ciboemozioni1“La nostra relazione con il cibo è un sentiero inaspettato. E’ una porta, non un muro, un’apertura, non una chiusura. Tutto ciò che credi sull’amore, sul cambiamento, sulla gioia e sulle possibilità si rivela in come, quando e cosa mangi. Il mondo è nel tuo piatto.”  Geenen Roth, scrittrice

Perché mangiamo? Non mangiamo solo per fame. Nel nostro rapporto con il cibo si manifesta il complesso microcosmo delle nostre relazioni, delle nostre abitudini e delle nostre convinzioni su fiducia, piacere, privazione e nutrimento.
Spesso pensiamo che, per modificare il nostro comportamento alimentare, siano necessari disciplina e sforzo (diete severe, rinunce, esercizio fisico esasperato), ma questo ci porta a volte verso esperienze deludenti e fallimentari che diminuiscono il nostro livello di autostima e la fiducia in noi stessi. 

E se la chiave per il cambiamento fosse la Consapevolezza?

Consapevolezza (Mindfulness) significa prestare attenzione con una modalità particolare: con intenzione, nel momento presente e con accettazione, in modo non giudicante. Si contrappone alla Consapevolezza il “Pilota Automatico”, tutte quelle azioni che compiamo in modo talmente automatico da non rendercene conto; ad esempio, vi è mai capitato di arrivare al lavoro senza neanche rendervi conto di aver percorso la strada? Questo è uno dei tanti esempi dei comportamenti abituali che attuiamo quotidianamente in modo inconsapevole. Possiamo applicare lo stesso principio all’alimentazione: Alimentazione Consapevole significa, quindi,  portare la nostra attenzione al cibo, al corpo e alla nostra esperienza emotiva, prima, durante e dopo aver mangiato.

La maggior parte delle volte consumiamo i nostri pasti parlando con qualcuno, guardando la televisione, pensando a ciò che dovremo fare successivamente, incuranti di ciò che stiamo mangiando, di come lo stiamo facendo e di come ci sentiamo. In questi casi mangiare è un’azione automatica, priva di attenzione, di presenza e di consapevolezza. Se ci chiedessero che cosa abbiamo mangiato saremmo in grado di rispondere?
Il semplice fatto di essere consapevoli di ciò che stiamo sperimentando apporta automaticamente un mutamento alla nostra esperienza. Provate per esempio a prendervi il tempo per consumare una portata (quello che preferite) con consapevolezza, seguendo queste semplici indicazioni:

  • Trovate uno spazio in cui siete soli e non disturbati (possibilmente senza cellulare a portata di mano e senza quotidiano);
  • Sedetevi di fronte al vostro piatto con il cibo che avete deciso di consumare; Fate 2 respiri profondi e cercate di percepire le sensazioni di contatto del corpo sulla sedia (Siete appoggiati allo schienale? C’è qualche tensione nel vostro corpo? Tanti pensieri?);
  • Spostate ora l’attenzione al cibo e iniziate osservando come si presenta la portata: i colori, le forme, com’è distribuita nel piatto;
  • Potete ora avvicinare il cibo al naso e sentirne il profumo: potete allontanare e avvicinare il piatto per osservare come cambia l’intensità e la persistenza del profumo;
  • Posate ora il piatto sul tavolo, portate una prima porzione di cibo alla bocca e iniziate a masticare lentamente cercando di percepire i gusti e la consistenza;
  • Osservate come il cibo si trasforma mentre state masticando, prestando attenzione a tutti i movimenti della bocca (lingua, denti, mascella, mandibola,  muscoli del viso);
  • Deglutite e cercate, al meglio che potete, di seguire il cibo lungo il percorso fino allo stomaco.

Provate a seguire queste piccole indicazioni fino alla fine della portata. Com’è stata l’esperienza? Che differenza potete osservare dai pasti consumati abitualmente? La consapevolezza può, nel tempo, produrre trasformazioni e grandi cambiamenti.

Pensate a quante volte si mangia per il motivo sbagliato: quante volte siamo arrabbiati e, invece di esprimere il nostro disagio, mangiamo? Quante volte ci sentiamo soli e mangiamo? Quante volte abbiamo semplicemente sete e mangiamo? Spesso il cibo diventa un modo di compensare le nostre mancanze e di soddisfare, apparentemente, i nostri bisogni in modo semplice e pressoché immediato: diventa un compagno, un amico, un amante che non ci chiede niente, che non ci rimprovera, che non fa commenti e che possiamo avere a disposizione in qualsiasi momento. Quando il cibo diviene un modo per gestire la nostra vita emotiva, corriamo il rischio di diventarne dipendenti e di allontanarci sempre di più dalle nostre emozioni, non solo da quelle che ci fanno star male ma anche da quelle che ci fanno stare bene, che rendono la nostra esistenza ricca e interessante.  Quando il cibo diventa l’unico modo per gestire lo stress, la solitudine, la tristezza, l’insoddisfazione allora il nostro rapporto con il cibo diventa auto-lesionistico: mangiamo troppo e male, a discapito della nostra salute psico-fisica ed entriamo in un circolo vizioso fatto di sensi di colpa e di impossibilità di fermarsi quando lo vorremmo fare. 

Per uscire da questo circolo vizioso il punto di partenza è quello di riconoscere ciò che proviamo. Una volta riconosciuto ciò che proviamo abbiamo la possibilità di scegliere. Facciamo un esempio: quando vi viene la voglia irrefrenabile di aprire l’armadietto dove tenete i biscotti, chiedetevi: “Ho veramente fame?” Prima di rispondere alla domanda, fermatevi un momento e pensate se è successo qualcosa durante la giornata o il giorno precedente che vi ha infastidito o che vi ha ferito o che vi ha fatto arrabbiare.  Se c’è stata una discussione o un episodio spiacevole, è molto probabile che la vostra voglia irrefrenabile di biscotti sia uno dei modi più semplici che conoscete per “anestetizzare” quell’emozione scomoda che vi perseguita. Riconoscere quando la fame non è fame, ma quando è solo un modo per gestire un‘emozione scomoda è il primo passo verso un rapporto con il cibo sano e positivo.

Naturalmente migliorare la relazione con il cibo è un processo che richiede un po’ di pazienza e la volontà di sperimentare e di mettersi in discussione. Questo non significa che non sia possibile effettuarlo con gentilezza e con il rispetto dei propri tempi, facendo un percorso di crescita personale che prenda in considerazione l’aspetto fisico, emotivo e psicologico per raggiungere gli obiettivi che vi siete proposti.

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